Per chi si trovasse a passare dalle parti di Pavia, consiglio vivamente una piccola deviazione per visitare la Certosa di Pavia, un monastero situato a nord della città, lungo la ex statale 35 (dei Giovi) che porta in direzione di Milano. La visita impegna poco più di due ore ed è molto suggestiva. Gli interni spaziosi e silenziosi della grande chiesa e i due chiostri esterni sono davvero belli e ben tenuti.

Storia
La Certosa di Pavia è un monastero, situato nell’omonimo comune a Nord di Pavia, risalente al XIV secolo. Rappresenta uno dei più importanti monumenti tardo-gotici italiani. La posizione originale del monastero era al margine del parco visconteo a nord del castello di Pavia; del parco sono oggi rimaste soltanto alcune parti (il Parco della Vernavola, a nord di Pavia) non più collegate al castello e alla Certosa.
La costruzione della Certosa di Pavia fu voluta da Gian Galeazzo Visconti, che inaugurò i lavori il 27 agosto 1396, ponendo la prima pietra del cantiere. La posizione era strategica: a metà strada tra Milano, capitale del ducato, e Pavia, la seconda città per importanza, dove il duca era cresciuto e dove aveva sede la corte, nello splendido castello visconteo. Il luogo scelto per la fondazione era un bosco all’estremo nord dell’antico parco visconteo, una vastissima area recintata che collegava il castello pavese con un’ampia area boschiva adibita alle cacce dei signori della Lombardia.
La Chiesa
La chiesa, destinata a divenire mausoleo dinastico dei Duchi di Milano, era stata pensata in dimensioni grandiose, con una struttura a tre navate inusuale per l’Ordine Certosino e fu edificata per ultima. I monaci certosini, ai quali il monastero era stato lasciato dal fondatore, erano legati ad una clausola che prevedeva l’uso di una parte dei loro ricchissimi proventi (campi, terreni, rendite ecc.) per continuare la costruzione del monastero. Anche quando la costruzione si sarebbe potuta definire completa, i monaci continuarono a elargire grandi somme di denaro per decorazioni aggiuntive: perciò la Certosa di Pavia contiene opere d’arte risalenti ad almeno quattro secoli (XV, XVI, XVII, XVIII secolo).

La facciata, realizzata sovrapponendo semplici rettangoli, è rivestita da un’esuberante decorazione, tipico procedimento dell’architettura lombarda. Fra gli scultori attivi sulla facciata Cristoforo Mantegazza e Giovanni Antonio Amadeo. Il coronamento venne terminato con la collaborazione di Cristoforo Solari detto il Gobbo. Il portale, una sorta di pausa classicistica nell’ornatissima superficie marmorea, è opera di collaborazione tra l’Amadeo e il suo allievo Benedetto Briosco (1501) ed è caratterizzato da colonnebinate e bassorilievi con Storie della Certosa.
La chiesa ha pianta a croce latina divisa in tre navate con abside e transetto, coperta da volte a crociera su archi a sesto acuto, ispirata, seppure in scala ridotta, alle proporzioni del Duomo di Milano. Le volte esapartite sono dipinte alternativamente con motivi geometrici e con un cielo stellato. Singolari sono le terminazioni dei transetti e della cappella maggiore, costituiti da cappelle a pianta quadrata chiuse su tre lati da absidi semicircolari, secondo una soluzione trilobata di probabile ispirazione classica.
La certosa possiede anche un importante (e poco studiato) corpus di vetrate, realizzate su cartoni di maestri attivi nel XV secolo in Lombardia, quali Zanetto Bugatto, Vincenzo Foppa, Bergognone e il savoiardo Hans Witz. Numerosissime sono anche le opere di intaglio, intarsio di legni (il coro dei monaci) e marmi (i paliotti di numerosi altari). Un capolavoro di marmi, bronzi e pietre dure è l’altar maggiore, risalente al tardo XVI secolo. Nella sacrestia vecchia è conservato un trittico in avorio e osso, opera di Baldassarre degli Embriachi, donato alla Certosa da Gian Galeazzo Visconti. Non mancano neppure i capolavori di scultura bronzea, come i candelabri di Annibale Fontana e la cancellata che divide la chiesa dei monaci da quella dei fedeli (XVII secolo).
Il Chiostro piccolo

Un portale elegante, con all’interno sculture dei fratelli Cristoforo e Tommaso Mantegazza e all’esterno di Giovanni Antonio Amadeo, conduce dalla chiesa al chiostro piccolo, uno degli ambienti più spettacolari della Certosa, al cui centro si trova un elegante giardino. Il chiostro piccolo era il fulcro della vita comunitaria dei padri, collegando con portici ambienti come la chiesa, la sala capitolare, la biblioteca ed il refettorio. Da esso si gode di una stupenda vista del fianco e del transetto della chiesa, con guglie, loggette quasi dal sapore neoromanico e lo spettacolare tiburio.

Il Chiostro grande
Decorazioni simili, opera degli stessi scultori, sono presenti anche nel chiostro grande, lungo circa 125 metri e largo circa 100. Si affacciano sul chiostro grande le elegantissime celle o casette, abitazioni di 24 monaci, ognuna costituita da tre stanze e un giardino. Di fianco all’ingresso delle celle, siglate da lettere dell’alfabeto, è collocata una piccola apertura entro cui il monaco riceveva il suo pasto giornaliero nei giorni feriali, in cui era prescritta la solitudine. Per i pasti comunitari, ammessi solo nei giorni festivi, ci si riuniva nel refettorio.
Le colonne delle arcate, decorate da elegantissime ghiere in cotto, con tondi e statue di santi, profeti ed angeli, sono alternativamente in marmo bianco e marmo rosa di Verona.

Informazioni tratte da : http://it.wikipedia.org/wiki/Certosa_di_Pavia
Foto : mie
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